italiano

Cos’è il Sindacalismo di Base – Come funziona S.V.E.O.D.

15 anni di Assemblea di Base dei Lavoratori con Bici e Moto (S.V.E.O.D.)

“Dalla teoria alla prassi”

 

Cos’è il Sindacalismo di Base

Come funziona S.V.E.O.D.

 

Α. Principi di funzionamento

L’assemblea generale del sindacato SVEOD, in relazione alle assemblee settimanali regolari o straordinarie, è il massimo organo decisionale del sindacato.

Le decisioni vengono prese nel contesto dell’assemblea dopo una discussione dialogica che può risultare a volte semplice, a volte più difficile. Nelle discussioni esauriamo tutto il tempo a disposizione e molte volte si rendono necessarie settimane o anche mesi per giungere a una decisione. Nostro obiettivo è esaminare fino a fondo tutte le questioni di cui ci occupiamo poiché la nostra esperienza collettiva ci insegna che non è possibile comunicare alla società qualsiasi tipo di questione o analisi se prima non l’hai compresa fino a fondo, se prima non l’hai fatta tua. Inoltre ci sono questioni che si guadagnano un posto nell’agenda del sindacato gradualmente, diversi anni dopo la loro introduzione in assemblea. Per tutte le decisioni, il nostro obiettivo è di raggiungere il massimo accordo possibile, e non procediamo alla realizzazione di un piano se la percentuale di consensi non si avvicina o non sorpassa il 90%.

 

Nell’assemblea permanente del sindacato le decisioni sono prese attraverso il processo della sintesi e della formulazione collettiva. Il contrasto politico e sindacale all’interno dell’assemblea è frequente e la formulazione di analisi ben argomentate è un presupposto necessario per lo svolgimento di qualsiasi tipo di discussione. In questo processo hanno diritto a partecipare tutti e tutte e come sindacato crediamo che si tratti di un modo fertile per educare i nuovi membri così come i più vecchi alla cultura del Sindacalismo di Base.

Le opinioni minoritarie espresse in assemblea hanno il diritto di differenziarsi e di muoversi in modo parallelo rispetto alla maggioranza purché non si trovino in contrasto con lo statuto dell’assemblea.

SVEOD non ha membri professionisti, nessuno e nessuna viene pagato per il lavoro che offre per il sindacato.

Il motto “ogni membro è anche dirigente sindacale” è un asse portante della nostra strategia. Pratichiamo sindacalismo di base orizzontale e antigerarchico. Nostro fine è che tutti i membri non siano semplicemente uguali sulla base dello statuto, ma ugualmente capaci a livello sindacale.

Al fine di evitare la creazione di poltronisti, esperti, leader carismatici e centri di potere, il sindacato indice elezioni ogni dodici mesi con scheda unica, senza schieramenti di partiti o di organizzazioni politiche. Il Consiglio Amministrativo (C.A.) viene rinnovato di continuo al fine di evitare la comparsa di qualsiasi tipo di degenerazione amministrativa e per dare la possibilità a quanti più membri possibili di svolgere, quando e dove ve ne è il bisogno, le decisioni dell’assemblea. Sulla base di un vincolo interno che ci siamo dati, i membri uscenti non possono ripresentare la candidatura per il nuovo consiglio amministrativo.

In questo modo (mandato annuale) miriamo al rinnovo e alla creazione di nuovi membri che si assumano la responsabilità di svolgere le decisioni dell’assemblea. Per ogni membro eletto che ignori l’obbligo interno del sindacato e che presenti per la seconda volta consecutiva la sua candidatura, l’assemblea è vincolata non solo a stigmatizzare il suo comportamento ma anche a destituirlo. Inoltre, durante tutta la durata del loro mandato annuale, i membri del consiglio amministrativo sono passibili in ogni momento di essere richiamati dall’assemblea. Per l’assemblea, l’elezione al consiglio amministrativo è onorifica. I membri del C.A. hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro membro, ma hanno responsabilità aggiuntive. Il cassiere è incaricato del corretto funzionamento della cassa. Il segretario è responsabile della trascrizione dei report (riassunti) delle assemblee. Il presidente si occupa della comunicazione con le istituzioni. Tutti i membri del C.A. rappresentano il sindacato a livello istituzionale negli incontri coi padroni o con chi ne fa le veci, e con le istituzioni. Parallelamente, per ragioni di uguaglianza ma anche per condividere il carico di lavoro, il consiglio amministrativo autorizza anche membri dell’assemblea a rappresentare il sindacato nei rapporti col ministero, con l’ispettorato e ad ogni livello istituzionale. Il consiglio amministrativo non prende decisioni, ma è incaricato della responsabilità di eseguire le decisioni delle assemblee (per esempio, come nel caso di annunciare una mobilitazione o lasciare una deposizione al ministero del lavoro riguardante la Professione Unica, il Mezzo Aziendale, i Mezzi di Protezione Personale e l’Assicurazione da Professione Usurante).

I membri del consiglio amministrativo non fanno uso del loro diritto a chiedere permessi per ragioni sindacali, in modo da non distinguersi dai semplici membri e dagli altri colleghi nei luoghi di lavoro.

Nei 15 anni di vita del sindacato, i nostri membri hanno mantenuto una serie di vincoli interni che riguardano la cultura del sindacalismo di base. Una di queste è di non presentarsi come candidati alle elezioni pubbliche, nazionali o locali, e a non utilizzare il sindacato come mezzo per le proprie aspirazioni o ambizioni personali.

SVEOD non riceve sussidi dallo Stato. Le finanze del sindacato dipendono esclusivamente dai contributi dei nostri membri. La quota di partecipazione al sindacato è di 8 euro al mese, arriva a 96 l’anno ed è comparativamente il contributo più alto per un sindacato in tutto il paese. In questo modo riusciamo a rimanere economicamente indipendenti.

 

Β. Principi politici e sindacali

Sia a livello politico che sindacale, non lasciamo a nessun fattore esterno la possibilità di definirci. In assemblea presentiamo e formuliamo le nostre proposte, tracciamo la nostra politica e scegliamo collettivamente il luogo, il momento, la durata e il modo della nostra azione.

Il rispetto che riceviamo dalla base sociale e di classe alla quale apparteniamo è il riflesso del rispetto che dimostriamo verso i principi e ai valori della democrazia diretta e del sindacalismo autonomo di classe.

Ci opponiamo alla delega e alla gerarchia (sia formale che informale). Come sindacato riteniamo che si tratti di una seria forma di degenerazione a livello sociale, politico e sindacale. Per questo motivo, si tratta di tematiche che ci tengono continuamente occupati, poiché ci poniamo come obiettivo il superamento della delega e della gerarchia nella logica “ogni membro è anche dirigente sindacale”. Nella logica della partecipazione.

Allo stesso tempo, combattiamo qualsiasi forma di razzismo, fascismo e ogni tipo di discriminazione e divisione sulla base del sesso, del genere, della sessualità e dell’età.

L’assemblea non rilascia interviste ai mass media e per qualsiasi informazione rimandiamo ogni interessato/a alle nostre comunicazioni collettive che vengono caricate sul sito del sindacato sveod.gr. In questo modo evitiamo di convertire il sindacato e i suoi membri in esibizionisti mediatici, evitiamo la creazione di “personalità” e figure “carismatiche”, leader e rappresentanti. Propagandiamo la nostra parola e la nostra azione attraverso i nostri mezzi al fine di evitare le rappresentazioni deformanti di qualsiasi tipo di intermediario. Voltiamo le spalle al giornalismo venduto del rincoglionimento e delle fake news e lasciamo quanti sono alla ricerca di notorietà per mezzo della tv o dei social media al giudizio del tempo e dei/delle colleghi/e.

La nostra posizione sui mezzi di informazione di massa ha una lunga storia. E per essere assolutamente chiari, riproponiamo il seguente testo che è stato pubblicato nel primo numero del nostro giornale “Sto Relandì” del febbraio del 2007, il quale riecheggia le prime dichiarazioni del sindacato e influenza la nostra posizione fino ad oggi.

 

La nostra assemblea e i mezzi di informazione di massa

Come assemblea di lavoratori, fin dal primo momento ci siamo posti con diffidenza nei confronti dei mezzi di informazione di massa e dei giornalisti. Siamo rimasti circospetti o anche negativi verso i giornali, i periodici, le stazioni radio e la televisione. Di occasioni per essere rappresentati ce ne hanno date un’infinità, e tuttavia come collettivo, come assemblea ci siamo sempre rifiutati. Come assemblea abbiamo deciso di rendere pubbliche le ragioni che ci hanno spinto a prendere questa posizione, così da non dovere ripetere ogni volta le stesse cose. Naturalmente, poiché nessuno è obbligato a seguire la nostra logica anti-media, speriamo con le nostre argomentazioni di riuscire a convincere anche coloro che al momento non sono d’accordo con noi.

 

Perché dunque dire “no” ai media?

Uno dei motivi è che come assemblea funzioniamo per mezzo di processi di democrazia diretta. Il che significa che partecipiamo tutti alle decisioni attraverso le nostre assemblee settimanali. Non ci interessa la rappresentazione ma la partecipazione. Come è noto, i media cercano sempre il capo, il leader, la figura carismatica, l’esperto, l’uno. Esattamente l’opposto, cioè, di ciò che vogliamo noi. Ovvero i molti, che discutono, decidono, sottoscrivono e rendono pubbliche le loro decisioni. E qui sorge la seconda domanda.

 

Come farà la gente a venire a sapere di queste decisioni collettive?

Attraverso i nostri mezzi. Per mezzo del giornale, dei volantini, dei poster, degli striscioni, degli slogan, della parola e della presenza di ogni collega nelle piazze, nelle strade e nei luoghi di lavoro. Nessuno può esprimere meglio di noi stessi quelli che sono i nostri bisogni. Non abbiamo bisogno di esperti, non abbiamo bisogno di conoscenze ai “piani alti”, ma di colleghi che vogliono prendere in mano la propria vita e lottare. Non percepiamo noi stessi come delle celebrità, né aspettiamo i 15 minuti di celebrità promessi da Andy Wharol al rincoglionito mondo occidentale. In continuità con i sindacati del secolo scorso, siamo obbligati a non ripetere gli errori del passato e a riformulare un sindacalismo senza intermediari, contro il medioevo nel mondo del lavoro.

 

Ma abbiamo la conoscenza e le capacità, abbiamo le infrastrutture necessarie per qualcosa del genere?

Si, le abbiamo e lo abbiamo dimostrato fino ad oggi con le nostre campagne, i cortei in moto, la condivisione del giornale e dei volantini e i nostri attacchinaggi. Ricerchiamo la partecipazione. Miriamo a prendere parte al ruolo sociale, politico e culturale che spetta a chiunque si dica membro dell’assemblea di un sindacato di base. E sarebbe un grosso errore delegare questo ruolo a qualsiasi genere di esperto. Ciò che vogliamo è che tutti i colleghi abbiano una voce e una opinione nella formulazione collettiva delle nostre mobilitazioni. Nella formulazione, nell’intensificazione delle nostre rivendicazioni e della nostra lotta. Viviamo tutti più o meno le stesse cose, nello stesso pentolone ci hanno messo a bollire. Perciò abbiamo tutti molto da dire, molto da scrivere e molto da condividere. Questa copia che ora tieni tra le tue mani (il giornale del sindacato “Sto Relandì”), come ogni altra nostra azione, è anche il tuo, aperto ad accogliere il tuo testo, il tuo articolo senza intermediazione di qualsiasi tipo di giornalista, il quale vedrà sempre le cose dal suo punto di vista o dalla prospettiva del suo padrone.

 

Ma cos’è il giornalista?

È un impiegato. Che lavora per qualche giornale. Che spesso appartiene a qualche grande azienda. Che serve determinati interessi. E poiché non crediamo nel giornalismo indipendente e abbiamo visto troppe volte i media mettere la gente contro le lotte dei lavoratori, noi teniamo le distanze, o come dice il detto popolare, facciamo attenzione ai nostri vestiti così da rimanere almeno le mutande. Ogni volta che i media hanno parlato di noi, abbiamo sempre osservato alcuni fatti: non hanno mai fotografie che mostrino la dimensione di massa dei nostri cortei. Non citano mai i testi dell’assemblea. Persino nel caso della festosa assemblea che ha votato lo statuto del sindacato, non hanno riportato nemmeno un paragrafo dello statuto e nel migliore dei casi ci hanno presentato come degli strambi fissati con le moto. E ciò è normale.

Cosa dovrebbe capirne dei nostri bisogni una persona che ci vede semplicemente come un “tema scottante”? Che sarebbe capace di metterci un campanellino al collo per venderci a buon prezzo al suo padrone?

Per questo anche noi scegliamo di muoverci attraverso i nostri mezzi. Senza dipendere né da bravi né da cattivi giornalisti, né da giornalisti progressisti né conservatori. Fino ad ora ce l’abbiamo fatta a meraviglia, e mentre col passare del tempo la partecipazione dei colleghi aumenterà, anche le nostre strutture si rafforzeranno. E tanto più lontano arriverà la nostra propaganda.

E a quanti impazientemente vorrebbero già vederci in prima pagina, gli consigliamo di avere pazienza. Che partecipino ai processi, che assumano l’iniziativa, che mettano un po’ della loro schiena nella costruzione del sindacato e che lascino a casa qualsiasi speranza di eventuali interventi divini. Nella realtà che viviamo nessuno ti dà qualcosa senza aspettarsi qualcosa in cambio. E anche noi non vogliamo dare agli altri diritti che spettano a noi. Perché quando concedi a qualcuno il diritto di rappresentarti, anche se positivamente, ciò non significa che al primo giro della ruota non troverà la ragione per darti contro. E a questo punto forse qualcuno chiederà.

 

E tutto ciò ci assicurerà dalla critica negativa e dalla distorsione che esercitano i media?

No. Però almeno non avremo acconsentito a logiche che prima o poi sappiamo ci si ritorceranno contro. E ancora più importante, la comunicazione con i colleghi e col resto della società dipenderà da noi e dai nostri processi. Perché una cosa è reggerti sulle tue gambe e un’altra è reggerti sulla schiena degli altri. Alla fine dei conti, i giornalisti che vogliono rappresentarci, con le migliori intenzioni si intende, dovranno riportare intatta la nostra parola così come l’abbiamo resa pubblica attraverso i testi dell’Assemblea di Base dei Lavoratori con Bici e Moto.

Perché tale ossessione con le interviste? Perché tale ossessione per le storie personali, i ritratti e non invece per le lotte collettive? Che riportino i testi del nostro organo sindacale. Ma forse ciò non vende. Il lavoratore non vende. La democrazia diretta nei sindacati non vende. Le procedure del sindacato non vendono. Almeno non vendono tanto quanto fanno le storie strappalacrime sui poveri “ragazzi delle consegne”, gli stupidi riferimenti ai “fissati delle moto” e altre simili porcate. Perché di porcate si tratta.

E parafrasando un vecchio adagio, “quando mostri la classe lavoratrice ai giornalisti, quelli guardano al lifestyle”.

 

C. Modo di funzionamento del sindacato

Il funzionamento di SVEOD ruota attorno ai seguenti assi centrali: l’assemblea settimanale del sabato, l’assemblea mensile della domenica (prima domenica del mese) e l’apertura settimanale del sindacato.

Ogni sabato dalle 18:00 l’assemblea è aperta a tutti i colleghi e discute questioni di sviluppo tattico e strategico del sindacato. All’assemblea hanno diritto di intervenire tutti e tutte quanti/e indipendentemente dal grado di partecipazione al sindacato. Le assemblee settimanali con la moltitudine di tematiche che vengono elaborate funzionano in modo preparatorio all’assemblea generale mensile del sindacato.

L’assemblea generale del sindacato avviene la prima domenica di ogni mese dispari. Le assemblee differite avvengono ogni prima domenica di ogni mese pari, mentre le assemblee straordinarie si svolgono quando lo decide l’assemblea.

Al fine di non rimanere intrappolati in procedure formali e accolli burocratici, se si presenta un bisogno urgente, l’assemblea agisce prendendo l’iniziativa in accordo con i valori e i principi del sindacalismo di base (per esempio, se si rende necessaria un’azione in un luogo di lavoro dove qualche collega affronta un problema urgente).

Inoltre, ogni martedì dalle 18:00 il sindacato è aperto per tutti i/le colleghi/e, iscritti o meno, che cercano consigli su problemi di lavoro che riguardano l’assicurazione, il pagamento, i mezzi di protezione personali, gli esposti all’ispettorato, ingiunzioni o azioni legali contro padroni ed ogni possibile disputa lavorativa.

Per gli incontri e i contatti con altri sindacati, gruppi di lavoratori, collettivi politici, sociali, culturali o con i ministeri e le istituzioni pubbliche, come assemblea scegliamo ogni volta due o tre rappresentanti così che tutti e tutte abbiano la possibilità di partecipare al dibattito pubblico di classe, e di rendere pubbliche e comunicare le opinioni e la parola del sindacato. I rappresentanti si offrono volontariamente oppure sono definiti dall’assemblea.

 

D. Mezzi per rivolgersi alla società – Mezzi e strutture di lotta

 

D1. Mezzi per rivolgersi alla società

Per la diffusione della nostra parola e della nostra analisi, per il consolidamento della nostra presenza e la presa di contatto, per la creazione di fiducia con i colleghi per mezzo della parola che diventa azione, il sindacato pubblica il giornale “Sto Relandì”. Si tratta di una pubblicazione periodica senza prezzo che viene condivisa gratuitamente ai semafori e nei luoghi di lavoro o attraverso “spedizioni” organizzate di membri del sindacato nelle aziende di corrieri o nelle “piazze” della ristorazione della città. Nei 15 anni di esistenza del sindacato abbiamo pubblicato 45 numeri del giornale e abbiamo condiviso a mano più di 100.000 copie.

La condivisione del giornale, individuale o collettiva, ci tiene coi piedi per terra. Ci dà la possibilità di essere in costante contatto con la realtà. Ci permette di avere una conoscenza di prima mano su cosa succede nei luoghi di lavoro, su quali padroni detengono il primato in termini di abusi, incontriamo colleghi in sciopero, conversiamo faccia a faccia con loro, li informiamo dei loro diritti e comunichiamo le lotte del mestiere da un negozio all’altro sia che si tratti di piattaforme, franchising, catene di negozi o “piazze” della ristorazione.

Il comitato redazionale discute il materiale del giornale nel contesto dell’assemblea ed è aperto a qualsiasi membro del sindacato. La stesura dei testi e degli articoli è diritto ma anche obbligo di tutti i membri dell’assemblea, a patto che non vengano espresse posizioni nazionaliste, razziste, sessiste o opinioni che incitano allo sfruttamento tra esseri umani. Le spese del giornale ricadono esclusivamente sull’assemblea.

Inoltre, per l’ulteriore diffusione della nostra parola e della nostra analisi, il sindacato ha creato una pagina web. All’indirizzo sveod.gr vengono caricate informazioni straordinarie, opuscoli, articoli, testi, analisi, poster, e qualsiasi altro mezzo scegliamo come assemblea per la diffusione del nostro pensiero. Il sindacato dispone anche di un indirizzo e-mail e di un telefono, entrambi visibili sul nostro sito. Si tratta di due strumenti molto utili per la comunicazione, attraverso i quali i colleghi vengono in contatto col sindacato sia per ricevere informazioni e fare una denuncia sia per porci delle domande.

Allo stesso tempo, il sindacato interviene nelle piazze e nei luoghi di lavoro con volantini ed edizioni speciali come gli “appunti” per i colleghi e le colleghe di e-food e Wolt.

 

D2. Mezzi e strutture di lotta

 

1) Comitati di base nei luoghi di lavoro

A livello organizzativo supportiamo i comitati di base nei luoghi di lavoro e ovunque sia possibile la formazione di sindacati aziendali con caratteristiche di democrazia diretta e strutture orizzontali e anti-gerarchiche.

 

2) Cortei in moto

I cortei con le moto costituiscono per noi uno strumento a più dimensioni. È innanzitutto il punto di incontro per quanti lavorano con un mezzo a due ruote. È il momento in cui ci rifiutiamo di guidare soli, e mostriamo di saperci muovere insieme. È il fiume collettivo che ci rende visibili. Il nostro modo di comunicare alla società le nostre rivendicazioni. Passiamo dalle piazze per ricevere coraggio dai colleghi. È lo stadio finale di un’azione di classe, sindacale, di uno sciopero, e la possibilità di incontro con altri settori della classe lavoratrice. È il modo con cui tracciamo le nostre rivendicazioni sulla strada, la chiamata verso altri colleghi e colleghe a unirsi per rafforzare il sindacato. Il giorno in cui gli slogan riflettono le nostre ragioni sui muri della città e giungono alle orecchie di un’intera società. Ogni corteo in moto completa un ciclo di lotta e allo stesso tempo simboleggia l’inizio del successivo. È un giorno che prepariamo sempre con impazienza poiché nel corso degli anni ci ha regalato grandi momenti di gioia, orgoglio, festa e vittoria.

 

3) Azioni nei luoghi di lavoro

Realizziamo azioni in negozi ed imprese contro i licenziamenti, per denunciare il terrorismo padronale, per protestare contro gli incidenti sul lavoro, per rendere nota la moltitudine di abusi padronali.

La maggioranza dei colleghi e delle colleghe che lavorano nei negozi in cui realizziamo le nostre azioni ci supportano. E questo è dovuto al lavoro infaticabile e alla presenza coerente del sindacato da un lato, e dall’altro alle difficoltà del mestiere, all’empatia comune per le difficili condizioni di lavoro che affrontiamo. In queste azioni condividiamo sempre i testi nel quartiere e negli incroci più vicini e veniamo in contatto con molti lavoratori della zona mentre passano dal negozio dove stiamo effettuando l’azione. In questo modo, la notizia di un’azione che avviene a Pagràti viaggia da Gudì fino a Imittò e dal centro della città fino a Karèa, anche grazie alla natura del mestiere, i fattorini trasportano le notizie ai loro luoghi di lavoro.

 

4) Interruzione del lavoro

Le interruzioni del lavoro sono un’altra freccia nella faretra del sindacato. Quando le circostanze lo richiedono, procediamo a realizzare interruzioni del lavoro e interveniamo nel negozio (o nei negozi, quando si tratta di una catena) dove il/la collega o i colleghi rivendicano per i propri diritti. Le interruzioni del lavoro che riguardano determinate rivendicazioni sul lavoro vengono organizzate velocemente ma mai in modo sbrigativo. Le interruzioni del lavoro che riguardano questioni fisse, come per esempio il lavoro sotto/non dichiarato e l’assicurazione da professione usurante, vengono propagandate e organizzate con ampio margine di tempo, come succede anche per i nostri scioperi. Quando come sindacato scegliamo dove intervenire con un’interruzione del lavoro, per a questioni che riguardano il mestiere, organizziamo “spedizioni” serrate per informare i colleghi lavoratori della zona sui nostri propositi. Questo tipo di pianificazione ci dà la possibilità di realizzare insieme ai lavoratori della zona una generale sospensione del lavoro e di difendere la nostra interruzione del lavoro al fine che l’intera zona rimanga paralizzata per tutta la durata dell’interruzione.

 

5) Sciopero

Il sindacato non prende decisione di scioperare tanto per fare della “ginnastica rivoluzionaria” o per “tirare una schioppettata”. L’assemblea prepara gli scioperi con molti mesi di anticipo al fine che tutti i colleghi e le colleghe e quanti più settori possibile della società vengano informati del contenuto delle rivendicazioni. Nella propaganda che dura più mesi e che precede ogni sciopero, andiamo nelle piazze e nei luoghi di lavoro per informare e discutere coi colleghi. Miriamo a incontrare e interagire con la società e il movimento, con gruppi di lavoratori e collettivi.

La propaganda dello sciopero include una copia speciale del giornale “Sto Relandì” specifica per lo sciopero, volantini, poster, striscioni, sticker, graffiti e manifestazioni ed eventi pubblici con il contenuto di ogni singolo sciopero.

Ai nostri scioperi, insieme alla diffusione/socializzazione delle nostre rivendicazioni che riguardano i problemi del mestiere, ricerchiamo il nostro collegamento con le più ampie questioni che ci riguardano in quanto classe.

 

6) Ricorso all’Ispettorato del Lavoro (S.EP.E)

Si tratta di un processo molto frequente, una tattica fissa del sindacato per la risoluzione di dispute sul lavoro, dal momento che il nostro mestiere è afflitto da violazioni padronali della legislazione sul lavoro. Il mancato pagamento degli arretrati, degli straordinari, della tredicesima o dei bonus, delle spese per il mantenimento del mezzo e del carburante, costituiscono il menù degli abusi padronali. Gli incontri all’Ispettorato riguardano il lavoratore, i rappresentanti del sindacato, l’ispettore e il padrone o chi per lui. Ogni lavoratore e lavoratrice che fa ricorso al SEPE viene in contatto e si mette d’accordo con noi, al fine di preparare insieme il miglior piano possibile che porti al miglior risultato possibile. L’esperienza del sindacato aiuta nella registrazione dettagliata della denuncia, nella gestione della denuncia e nel corretto procedimento del processo. Una serie di rivendicazioni fisse, che sono frutto di vittorie del sindacato come la legge numero 4611/2019, sono sempre comprese nel contesto di ciò che viene rivendicato. La nostra logica è di ascoltare la volontà di ogni lavoratore/lavoratrice, ma sempre tenendo in mente gli interessi del mestiere e della classe in generale. Nella maggior parte dei casi, la deposizione organizzata della disputa lavorativa da parte del sindacato determina il risultato, e in ogni caso dà il diritto al lavoratore/lavoratrice di vincere in tribunale, spesso per mezzo di un’inchiesta positiva da parte dell’ispettore. Inoltre, il sindacato fa ricorso al SEPE in modo tattico e chiede agli ispettori di svolgere controlli mirati in negozi ed imprese per cogliere i padroni con le mani nel sacco in relazione a determinate violazioni.

 

7) Lotta giudiziaria

Si tratta di un processo molto difficile, dispendioso sia in termini di tempo che di denaro, per ogni collega coinvolto/a. E anche per lo stesso sindacato che è chiamato continuamente ad argomentare con la cieca giustizia borghese. Questo ovviamente non ci intimorisce né ci ha mai portati alla rinuncia. Lo affrontiamo come un’ulteriore fronte di competizione, un fronte di rivendicazione e vittoria per arginare lo slancio dei padroni. Un fronte che ci dà l’opportunità di imporre l’applicazione della legislazione sul lavoro, la quale è stata conquistata con le lotte della nostra classe. Mettiamo cura, come per il complesso delle questioni che riguardano il sindacato, nell’essere metodici, attenti e ancorati ai dati, perspicaci nel modo in cui approcciamo ogni singolo processo. In collaborazione con gli avvocati, prepariamo la nostra linea di difesa in tribunale. Ascoltiamo con attenzione le opinioni dei legali, tuttavia l’ultima parola spetta a noi, in relazione alle questioni che vogliamo far risaltare e ai nostri obiettivi sindacali. I processi in cui ai colleghi e alle colleghe è stato reso giustizia sono molti, e questo ci riempie di coraggio e volontà di proseguire con la stessa forza, tenendo sempre conto degli errori, dei vuoti e delle debolezze che sorgono.

 

8) Ministero del Lavoro

Si tratta di un capitolo molto importante nella tattica e nella strategia di sviluppo del sindacato, e per estensione del mestiere e della classe. Sin dalla nostra fondazione, ci siamo posti l’obiettivo di migliorare il mestiere e ciò passa anche attraverso le porte del ministero. Come sindacato crediamo che lo stato abbia una sua continuità. E per questo motivo siamo venuti ripetutamente in contatto con il ministero del lavoro, indipendentemente dal governo in carica, con l’obiettivo di rendere note le nostre rivendicazioni, di spingerlo ad intermediare, di regolare le questioni lavorative. La moltitudine di deposizioni analitiche e scientificamente documentate che abbiamo presentato al ministero dimostrano che non rimaniamo nella dimensione della protesta, ma invece esigiamo un quadro lavorativo sempre migliore per il nostro mestiere, con le migliori condizioni di lavoro possibili. Il significato e la sostanza della professione unica, del mestiere unico come anche l’assicurazione da professione usurante, sono state sottoposte con minuzia di dettagli al ministero attraverso deposizioni ben documentate e analitiche. La continuità, la coerenza, l’attenzione agli obiettivi e l’ostinazione ci hanno guidato all’approvazione della legge numero 4611/2019 con la quale sono state vinti per tutti i guidatori di mezzi a due ruote, sia che si tratti di fattorini del food delivery, corrieri, o lavoratori esterni:

  1. a) mezzo fornito dall’azienda o rimborso per l’uso e il mantenimento uguale al 15% del salario di base
  2. b) rimborso spese per il carburante
  3. c) Mezzi di Protezione Personale (MPP)
  4. d) il riconoscimento nella sostanza della professione unica, dal momento che la legge include fattorini del food delivery, corrieri e lavoratori esterni con mezzo a due ruote, cioè la somma dei lavoratori del mestiere indipendentemente dal settore economico.
  5. e) la registrazione del veicolo al sistema informativo Ergani[1]

 

9) Trattative coi padroni

Quando un/una collega rende noto al sindacato che sono sorti contrasti sul lavoro nell’azienda dove presta lavoro, scegliamo solitamente di entrare in contatto con il padrone. Questo approccio avviene al fine di acquisire un’immagine complessiva della situazione ma anche di mostrare buone intenzioni. In caso che non ci sia alcuno spazio d’intesa, al fine della risoluzione del conflitto su lavoro procediamo:

  1. a) a realizzare un’azione nel negozio
  2. b) a presentare denuncia al SEPE
  3. c) a realizzare un’azione nel negozio e a presentare denuncia al SEPE.

 

E. Il lavoro della formica

Sin dalla fondazione di SVEOD abbiamo posto 4 rivendicazioni principali per il nostro mestiere.

1) Mezzo aziendale

2) Mezzi di Protezione Personale (MPP)

3) Assicurazione da Professione Usurante

4) Professione Unica. Un mestiere per tutti i guidatori di un mezzo a due ruote (corrieri, delivery, lavoratori esterni).

I primi anni, nelle prime “spedizioni” per condividere il giornale e nelle prime discussioni coi lavoratori, queste quattro rivendicazioni sembravano utopiche e la maggior parte dei colleghi facevano spallucce in segno di sdegno e ci voltavano le spalle. Avvezzi alla sconfitta, scongiuravano il sindacalismo e cercavano di scoraggiarci coi loro sorrisi in segno di derisione. Erano stati convinti che le lotte non portano a risultati. E specialmente la rivendicazione per l’assicurazione da professione usurante, costituiva l’emblema della nostra debolezza poiché, cosi dicevano, questa rivendicazione si muove entro la sfera della fantasia.

Tuttavia gli anni sono passati e il tempo è trascorso. La nostra presenza costante e coerente ha reso il mestiere più visibile e i colleghi più forti per mezzo della nostra analisi dettagliata e dei nostri ragionamenti. Le fatiche e i sacrifici hanno trasformato il nostro sguardo collettivo in realtà. Lo abbiamo promesso, “non cambieremo mestiere, cambieremo il mestiere”. Ed è una promessa che continua a segnare le nostre lotte. Ci siamo lasciati dietro la narrazione “dei ragazzi delle consegne” per riconquistare il nostro orgoglio di lavoratori e la nostra dignità di classe. E lì dove la lotta di classe era in ritirata o stava per scomparire, abbiamo creato argini di disobbedienza e contrattacco, abbiamo rotto l’omertà dei padroni e dei lavoratori sottomessi, abbiamo creato focolai di lotta nei luoghi di lavoro, misurandoci senza vigliaccheria con le minacce, i “bravi”, il para-stato, gli “uomini della notte” e abbiamo contato le vittorie in termini di arretrati pagati e riassunzioni. Tutto ciò è sempre avvenuto come diretta conseguenza del “lavoro della formica”. E continuiamo “dalla lotta nelle strade, alla strada della lotta”. Tutta l’analisi che viene prodotta dall’assemblea del sindacato viene completata dal lavoro della formica. Sangue dello stesso sangue della classe lavoratrice, i nostri membri hanno percorso le piazze durante le loro otto ore, parlando del sindacato, esortando a rivendicare. Col giornale, lo spray, la colla e il manifesto in mano, così che la parola di classe del mestiere diventasse una presenza fissa nello spazio pubblico e ogni volta potesse guadagnare ulteriore terreno. La nostra presenza costante e indipendente dalle condizioni metereologiche e dalla congiuntura politica, la fiducia e il rispetto dei colleghi, sono diventati realtà attraverso il lavoro della formica.

L’accettazione della parola di classe del sindacato da parte della totalità dei colleghi e delle colleghe ha portato le nostre rivendicazioni alla ribalta, e ora quanti si azzardano di sdegnarci o di voltarci le spalle risultano semplicemente “pittoreschi”.

Con la legge 4611/2019, articoli 55 e 56, che è stata votata nel maggio del 2019, il sindacato ha raccolto i frutti collettivi dei colleghi che scendono sempre in sciopero e partecipano alle nostre chiamate e che supportano le nostre lotte.

Due delle nostre rivendicazioni fisse – mezzo aziendale e MPP – sono diventati legge, mentre la richiesta per la “professione unica” è diventata sostanzialmente prassi dal momento che la legge comprende tutti i guidatori professionisti di un mezzo a due ruote sia che si tratti di corrieri, fattorini del food delivery o lavoratori esterni che guidano un mezzo a due ruote.

In modo complementare alla legge 4611/19, dal dicembre del 2020 i datori di lavoro sono obbligati a fornire per ogni moto che viene usata da un loro lavoratore, per tutta la durata del lavoro, per il trasporto o la consegna di prodotti ed oggetti, il modello E13 al sistema informativo Ergani, mentre dopo aver mandato una deposizione al ministero del lavoro nel marzo 2021 attendiamo la piena normalizzazione delle questioni che riguardano le caratteristiche tecniche standard e la certificazione di validità del cassone per le consegne/trasporto.

Tuttavia, più importante di tutto ciò sia per il mestiere che per la classe, dato che abbiamo tirato fuori dal dimenticatoio la questione dell’Assicurazione da Professione Usurante, è il fatto che è ormai dato per scontato da tutti i colleghi e le colleghe che l’iscrizione del nostro mestiere tra le professioni usuranti sia solo una questione di tempo.

 

F. Obiettivi

Il nostro è un sindacalismo di classe, si riferisce al movimento dei lavoratori e alla società. Il plusvalore politico che viene prodotto dall’interazione tra il sindacato da un lato e la classe e la società dall’altro, non è destinato né all’opportunismo personale né a quello partitico. Vogliamo che questo plusvalore ritorni alla base, che serva, che educhi e che coltivi la base.

Fin dalla nostra fondazione nel 2007 ad oggi, nostro obiettivo è quello di essere un sindacato combattivo e di massa che rivendica e vince le piccole battaglie quotidiane nei luoghi di lavoro contro i segni del tempo che vorrebbero vedere la classe lavoratrice in ritirata ed obbediente. Nostro scopo è la presenza combattiva e di massa del sindacato ovunque un collega o una collega (sia corriere, sia fattorino del food delivery, sia lavoratore esterno) abbia bisogno del nostro aiuto. Come assemblea, puntiamo all’intensificazione del conflitto di classe, allo sviluppo del dialogo sociale e non acconsentiamo né ci sottomettiamo alla logica dei “partner sociali” e della “pace sociale” quando questa demolisce la nostra personalità e i nostri diritti sul lavoro.

Inoltre, perseguiamo la socializzazione della nostra parola, il nostro collegamento con lavoratori di altri settori e mestieri, la diffusione delle idee, delle pratiche e dell’azione del sindacalismo di base all’interno del movimento dei lavoratori. Miriamo alla promozione del sindacalismo di base e della democrazia diretta nei sindacati al fine che tutte le decisioni siano prese dalla base dei lavoratori e che l’assemblea generale sia realmente il massimo organo dei sindacati. In questi termini, nostro obiettivo è quello di partecipare all’organizzazione di un fronte allargato di lavoratori con caratteristiche anti-gerarchiche e di democrazia diretta che non si sottometta né si faccia rappresentare dalla burocrazia sindacale dei partiti, delle organizzazioni politiche, dei Centri del Lavoro e della G.S.E.E. Nostro scopo è la vittoria e solamente la vittoria ovunque vi sarà bisogno del nostro intervento. Crediamo che con le armi di un’analisi sviluppata e contante, degli argomenti ben organizzati, della fede, della giustizia, della dimensione di massa, della fantasia, della persistenza, della coerenza e della determinazione, continueremo a combattere e a superare ogni ostacolo che incontreremo sulla nostra strada.

 

G. Organi di secondo e terzo grado e confederazioni

Il sindacato non partecipa nell’E.K.A., nella G.S.E.E, nel PA.ME[1] o in qualsiasi altra confederazione di secondo o terzo grado perché in quanto sindacato di primo grado non siamo disposti a cedere il nostro diritto a contrattare in modo indipendente da terzi. Parallelamente, siamo politicamente e filosoficamente contrari alle logiche partitiche in seno al sindacalismo e alla lotta di classe. Crediamo che questa precisa scelta, questa specifica direzione, la subordinazione cioè della lotta di classe agli interessi e alle aspirazioni dei partiti, contribuiscano in modo determinante a guidare il sindacalismo verso lo sdegno sociale e l’abbiano reso sinonimo di frode e di parassitismo. E questo accade a causa del tipo di organizzazione verticale che presentano queste organizzazioni, dei valori e dei principi che scansano di proposito, della disfunzione delle strutture burocratiche, le quali si riassumono nel modo seguente:

  1. Gerarchia verticale.
  2. Concentrazione del potere nelle mani di pochi.
  3. Esercizio dell’amministrazione da parte di una “elite” – di solito ristretta e senza la necessaria democrazia diretta.
  4. Mancanza di dialogo con la classe e i lavoratori.
  5. Mancanza di assemblee, a parte l’abituale assemblea annuale o quando si indicono elezioni (che significa ogni tre o quattro anni).
  6. Comparsa di membri professionisti, i quali sono avulsi dalla realtà lavorativa, senza collegamento coi lavoratori, agghindati con corone d’alloro del partito e infarciti di lauti compensi. Indipendentemente dal punto di partenza o dalle buone intenzioni, dalla fine della dittatura ad oggi essi finiscono sempre per servire il sistema che si suppone dovrebbero combattere.
  7. I membri adottano ruoli predeterminati e la formalizzazione dei ruoli è molto forte.

All’opposto della centralizzazione, il Sindacalismo di Base si fonda sull’“assemblea permanente” e su vivaci processi orizzontali e antigerarchici, sulla nostra visione di un mondo dove lo sfruttamento tra essere umani sarà una cosa del passato.

  1. I membri mirano a lavorare collettivamente contro le divisioni, a rispettare le particolarità, a incorporare il diverso, a promuovere l’apprendimento, l’autoformazione e a diffondere la conoscenza contro le specializzazioni.
  2. La gerarchia si trova agli antipodi dell’orizzontalità poiché supporta ed è supportata da strutture verticali e soprattutto, è da considerare una degenerazione poiché promuove la delega e la pigrizia intellettuale.
  3. L’amministrazione è collettiva, si poggia sulla base lavoratrice, le decisioni vengono prese dalle assemblee.
  4. Il potere è nelle mani dell’assemblea / decentralizzato / allargato.
  5. Contro i ruoli, si ricerca la massima partecipazione possibile, e alla formalizzazione risponde la ricchezza che deriva dalla sintesi e dalla formulazione collettiva.
  6. I soggetti stessi assumono l’iniziativa: i collettivi, le formazioni di primo grado, i comitati di lavoratori di base, con la sintesi – formulazione collettiva, venendosi incontro reciprocamente, con autocontrollo e autocritica.
  7. Le relazioni sono orizzontali il che significa uguale partecipazione dei membri alla sintesi, alla formulazione collettiva e infine alla presa delle decisioni. Sono definite dall’esperienza, dalla coerenza, dalla responsabilità di ogni membro e non dall’anzianità o da qualche altra forma di gerarchia. Ciò include anche la responsabilità di ognuno e ognuna alla realizzazione delle decisioni dell’assemblea generale.
  8. Gli scontri si risolvono con la sintesi e la formulazione collettiva, l’interazione reciproca e il compromesso, la comunicazione e l’autocritica.
  9. Lo scambio orizzontale di informazioni, conoscenza, posizioni, proposte, argomenti, esperienze e concezioni costituisce il contenuto della comunicazione.
  10. Il rispetto reciproco e la fiducia derivano dalla coerenza, dalla partecipazione e dall’assunzione di responsabilità di ogni singolo membro.

H. Il Sindacalismo di Base non vuole pecore, né pastori

“non voglio né comandare, né essere comandato”, Otànis, (Storia di Erodoto).

Il sindacalismo di base non costituisce in nessun caso una forma di degenerazione. Si fonda sull’esperienza collettiva, poggia sull’eredità delle lotte del movimento dei lavoratori dalla fine del 19esimo secolo fino ad oggi.

Fin dalla nostra fondazione nel 2007, le nostre proposte coltivano il terreno dell’autorganizzazione, dell’orizzontalità e dell’anti-gerarchia. Il coordinamento che ricerchiamo, non vogliamo sia definito da superficialità, fretta, approcci sentimentali, finalità di partito, strutture verticali, centralismo e gerarchia.

Da 15 anni a questa parte il sindacato di primo grado del mestiere (SVEOD) si inserisce nel campo del sindacalismo di base, nel campo della teoria e della prassi di movimento, in una tra le più importanti scommesse della nostra classe per la ricomposizione e il contrattacco. E per questo motivo non vogliamo acconsentire, persino con i migliori propositi (dei quali come è noto è lastricata la strada per l’inferno), a proposte, logiche, e piani che volenti o meno si rifanno a modelli tradizionali diretti da concezioni sindacaliste di partito o burocratiche le quali negli ultimi decenni hanno guidato il movimento dei lavoratori dalla difesa e dalla ritirata alla sconfitta e allo sdegno sociale.

Come SVEOD, come sindacato di primo grado, con il processo dell’assemblea permanente tracciamo le nostre tattiche di breve periodo e la nostra strategia di lungo periodo. Scegliamo il nostro riferimento politico nelle tante facce del movimento e non in una qualche organizzazione politica o partito. Abbiamo scelto di investire nel dialogo e nell’interazione con le autonomie sociali e di classe nel quadro dello scambio tra uguali, della sintesi e della formulazione collettiva delle idee.

Noi, il mondo del lavoro, la base lavoratrice alla quale apparteniamo, ci siamo scocciati di vedere la nostra intelligenza sottovalutata e la nostra fiducia tradita. Ci disgustano i sindacalisti che vengono ricompensati con nomine o che fanno carriera a spese dei nostri colleghi. E lo diremo in modo chiaro: come è possibile radunare, convincere, ispirare la tua base lavoratrice quando in quanto sindacalista non cerchi di salvare nemmeno le apparenze?

Lo ieri dei sindacalisti verdi e l’oggi dei sindacalisti azzurri, verde-azzurri e non solo[1], hanno portato il sindacalismo allo sdegno, al disprezzo e alla corruzione morale. La base dei lavoratori guarda e giudica quei sindacalisti che col curriculum di una presenza pluriennale nel sindacalismo dei partiti e delle organizzazioni politiche, si fanno promuovere dietro compenso a posizioni dirigenziali, in posizioni cruciali del meccanismo statale, partecipano nei consigli amministrativi di comitati, agenzie assicurative, ospedali e altre organismi. Come base lavoratrice vediamo e giudichiamo gli alti compensi e il pan di Spagna dei benestanti che si sono arrampicati sulle nostre spalle.

Come SVEOD, come assemblea di base ci identifichiamo nelle posizioni che elaboriamo, nelle decisioni collettive alle quali giungiamo per mezzo della sintesi e della formulazione collettiva delle idee dei nostri membri. Le nostre opinioni non sono oggetto di compravendita perché non abbiamo membri pagati, non abbiamo lasciato alcuno spazio al denaro perché questo influenzi le nostre opinioni. La nostra linea non proviene né dai partiti, dentro o fuori al parlamento, né da organizzazioni politiche, ma dal dialogo che da 15 anni a questa parte abbiamo sviluppato con i nostri membri, i colleghi, il movimento e la società lavoratrice.

Come sindacalisti di base consideriamo scontata la partecipazione ai molteplici aspetti della vita del sindacato. Nel sindacalismo di base ognuno ed ognuna di noi dedica il tempo che gli corrisponde, il tempo che “trova” o il tempo che gli avanza. Il sindacalismo di base procede grazie al poco che diventa molto. Il sindacalismo di base non si realizza spasmodicamente, richiede coerenza, persistenza e continuità in quanto costituisce una parte della nostra quotidianità. In accordo con le capacità e i bisogni di ogni membro, combina la massima e la minima partecipazione alle assemblee, alle azioni, alle discussioni, alle analisi, alla scelta delle tattiche e alla formulazione della strategia, alla stesura dei testi, alle “spedizioni” nei luoghi di lavoro per condividere il giornale, l’opuscolo, il testo, alla partecipazione agli attacchinaggi, alla chiacchera con il/la collega, partecipazione alla risoluzione di problemi teorici e pratici. Per quanti e quante di noi partecipano in questi processi, sappiamo che il sindacalismo di base è un’occupazione collettiva che ci restituisce solo ricompense etiche. E precisamente perché è un’occupazione collettiva, sbarra la strada alla delega, alla gerarchia, all’opportunismo di quanti tentano di promuovere i propri interessi personali nel nome della classe lavoratrice.

Il sindacalismo di base, come ogni processo di movimento orizzontale e anti-gerarchico, è esigente. Perché metta radici, cresca e infine fiorisca ha bisogno di spazio per l’allargamento del dialogo, del necessario scontro ideologico che riguarda le questioni della nostra classe e della società lavoratrice. Come SVEOD rimaniamo fedeli ai nostri principi e valori, alla scelta di auto-organizzazione, orizzontalità e anti-gerarchia mentre contemporaneamente ci sviluppiamo interagendo con la somma dell’ambiente politico, sociale, sindacale, culturale, civile, economico e lavorativo. E sebbene facciamo forse un dispiacere a molti, nonostante ci differenziamo da tesi consolidate che vorrebbero che il sindacalismo fosse definito dall’organizzazione o dal partito, persistiamo nel nostro riferimento al movimento, persistiamo sul nostro collegamento con le varie facce del movimento. Persistiamo nella convinzione che il dialogo tra pari e l’interazione reciproca guideranno la nostra assemblea verso il domani. Mentre i limiti imposti dalle linee inflessibili e predeterminate dei partiti e delle organizzazioni politiche ci guidano allo ieri.

Il Sindacalismo di Base, il sindacalismo che serviamo non è semplice. Tuttavia si regge sulle nostre spalle e dipende dalle nostre stesse mani. Controcorrente, con fatica e lotta rifuggiamo i vicoli ciechi e la degenerazione della burocrazia sindacale di partito. Abbiamo messo fine al disfattismo e abbiamo portato un mestiere invisibile alla ribalta. Da quindici anni ad oggi, avanziamo rivendicando, avanziamo per mezzo di lotte vittoriose, diamo contenuto e speranza al mestiere e alla classe e continuiamo a sviluppare il sindacato sopra quattro assi centrali che sono ormai senso comune:

1) Mezzo aziendale

2) Mezzi di Protezione Personale

3) Assicurazione da Professione Usurante

4) Professione Unica. Un mestiere per tutti chiunque guidi un mezzo a due ruote (fattorini, corrieri, lavoratori esterni).

 

Per la ricomposizione e il contrattacco di classe

AUTORGANIZZAZIONE – ORIZZONTALITÀ – ANTI-GERARCHIA

RESISTENZA – SOLIDARIETÀ – PARTECIPAZIONE

SIAMO LA TEMPESTA NELL’OCCHIO DEL CICLONE, DALLA LOTTA NELLE STRADE ALLA STRADA DELLA LOTTA.

UTOPIA È PENSARE CHE LE COSE NON CAMBIERANNO MAI.

 

Sindacato di primo grado del mestiere per corrieri, fattorini del food delivery, lavoratori esterni, “Assemblea di Base dei Lavoratori con Bici e Moto” (S.V.E.O.D.)

Marzo 2022.

 

[1] I datori di lavoro sono obbligati a dichiarare al sistema informativo Ergani tutti i dati che riguardano il lavoro svolto dai propri lavoratori: assunzione, licenziamento, orario di lavoro, così come i dati che riguardano la moto tra cui targa e permesso di circolazione. [n.d.t.]

[2] L’E.K.A. (Centro dei Sindacati del Lavoro di Atene) è un sindacato di secondo livello a base regionale. Il PA.ME è un sindacato di secondo livello legato al Partito Comunista (K.K.E). La G.S.E.E. è una confederazione generale di terzo livello, analoga alle italiane CGIL, CISL, UIL o UGL, unica organizzazione di questo tipo in Grecia. [n.d.t.]

[3] Verde è il colore del PASOK (Movimento Socialista Panellenico), storico partito di governo tra gli anni ’80 e ’90. Azzurro è il colore di Nuova Democrazia, altro partito storico (di destra) nel panorama politico greco e attualmente partito di governo. [n.d.t.]

16 Μαρτίου, 2022
ΘΕΜΑΤΙΚΕΣ / TAGS
ΣΧΕΤΙΚΑ ΜΕ ΤΟ ΣΩΜΑΤΕΙΟ
Πως λειτουργεί η Συνέλευση Βάσης Εργαζόμενων Οδηγών Δικύκλου, τι είδους συνδικαλισμό προωθεί και ποιές είναι οι διαφορές της από τα παραδοσιακά σωματεία;

Οι διαδικασίες μας είναι αμεσοδημοκρατικές και δεν προωθούμε ούτε ιεραρχίες ούτε κάθετες ιεραρχικές δομές. Πιστεύουμε και αναδεικνύουμε τις ικανότητες κάθε συναδέλφου και δεν αναγνωρίζουμε πεφωτισμένους ηγέτες και πρωτοπορίες. Διαβάστε αναλυτικά εδώ

ΤΡΟΠΟΙ ΕΠΙΚΟΙΝΩΝΙΑΣ
Τρόποι επικοινωνίας με το σωματείο

Διεύθυνση: Σκυλίτση 10, Τ.Κ. 114 73, Aθήνα
E-mail: [email protected]
Τηλέφωνο: 6946747244

Πότε βρισκόμαστε:

Κάθε Σάββατο στις 6 το απόγευμα διεξάγονται προπαρασκευαστικές συζητήσεις όπου σκιαγραφούμε διαθέσεις και καταθέτουμε ιδέες, προτάσεις και στρατηγικές προς συζήτηση.
Οι τακτικές μας συνελεύσεις γίνονται την πρώτη Κυριακή κάθε μήνα στις 6. Κάθε Τρίτη το σωματείο παραμένει ανοιχτό από τις 6 μέχρι τις 8, για να γνωριστούμε με νέους συναδέλφους.

INTERNATIONAL STRUGGLES

A selection of texts, material, analysis in other languages:

ALL languages HERE or select a language: EN | IT | PT | DE | ES